
Nome: Samuele Zerbini
Sono nato nel '76, appassionato lettore. Spendo tutto il mio stipendio in libri e compact disc. Spendo tutto il mio tempo a seguire le mie passioni, e ogni giorno mi meraviglio della bellezza della vita. Se mi vuoi scrivere s a z e r b i @tin.it
Ah, quando cadono le foglie
Alla Corte del Melograno
ATELIER DI SCRITTURA
Chissà se la riusciamo ad accendere..
Dal Giappone
Daniele Medri, l'esperto
Elena, la piccola fiammiferaia
Il Blog di Carlo Gambescia
Il Grande Mauro Calbi, da Cattolica
Il Magnifico Conte Mac's
Io l'ho visto. E voi non potete capire.
La Cittadella
Le Colibrì...
Lola Corre
Mattiazzi. Detto il grande.
Monte Cerignone e dintorni
Nove mesi a Valencia!
Nove mesi in Slovacchia
Romanzetto breve...
Shiningrain
Una Farfalla Notturna
unattimoprima
Valinaa
visitato *loading* volte
Se Ciajkovskij nella sua opera 49 Ouverture 1812 inizia con un canto d'una Chiesa Ortodossa, mi prende una sottile malinconia, per quel pezzo d'anima che trasvola i confini ed i tempi e mi sposta fra Patrie che non esistono più, mi trasporta dalla Polonia alla Boemia, alle corti dello Zar o dell'Imperatore.
Ilic, si chiamava, e viveva in un mondo che m'appartiene più di questo che vivo, e che camminava leggero e spensierato verso la sua fine, verso l'esplosione caricata a sangue.
Un secolo atroce e bellissimo, il diciannovesimo, iniziato con i cannoni di Napoleone, e terminato con un mondo completamente diverso: chi avrebbe mai letto nelle stelle o nei libri il passo dei soldati sul Piave, o il bombardamento di Dresda? Chi mai nel fumo che usciva dai caseggiati dei tanti poveri, nel suo disegnare silenzioso avrebbe saputo intravedere nel cielo l'immensa esplosione di Hiroshima, il sangue sulla Somme, le bombe, le bombe che ancora talora si ritrovano nei campi, o le schegge che la pioggia e l'aratro portano a galleggiare nelle arature della Francia del Nord?
Quando s'accendeva un quartetto a Vienna o a Napoli, quando un violino e due note aprivano sorrisi nelle labbra delle nobildonne e nelle mogli dei banchieri, dalle sale era ermeticamente sigillato fuori il buio che denso si dipingeva a colate nel futuro, l'ansia smodata di cose nuove, i veleni sparsi da libri e idee?
A volte m'immagino gli archi e i corni, i fiati e tutta l'orchestra che suona. Tutti i gesti così come li volle il compositore. Ed io ascolto quasi due secoli dopo, nell'intreccio tecnologico che in un incomprensibile infinita serie di punti microscopici e linee incisi sul mio cd, quello che suonava nei pensieri di Ciajkovskij, quello che sentivano i nobili elegantissimi e le ragazze sottili. Forse, se sto attento, ne ascolto anche i respiri, i sogni e le notti di quelle case fredde, senza difesa dal tempo, in cui la vita volava e si spandeva in disegni mai pensati, come a volte si vedono le fiamme nel camino, i bambini ridono a giocare in sottofondo alle spalle, e qualcuno si perde ad osservare, impotente e trasognato, come piano il fuoco spande fumo che via via se ne esce, e si disperde lento nell'aria.
Tornare in Italia dalla Polonia non è stato facile, questa volta.
C'è un puntolino del cuore che s'è fatto di fiamma, di piombo. Pesava e voleva tenermi giù, a terra l'aereo, i piedi, tutto il mio completo giacca camicia calzoni, giù le ruote, giù le valigie. S'è fatto d'oro, e non voleva che andassi via più.
Anche perchè mi chiedeva cosa mai tornassi a fare, se davvero ne valesse la pena.
Quale vita potessi mai trovare di migliore.
Però sono partito. Cento volte ho avuto la tentazione di lanciare via la valigia (la valigia, che superava il limite consentito di trasporto, e che in qualche modo sono riuscito a far passare) e correre correre correre al di fuori dell'aereoporto rovente, dell'autobus strapieno, della fermata assolata, dietro ad un'altra vita.
Non bisogna andare via per qualche tempo: o per molto tempo, tanto da rimpiangere quello che si lascia, o per poco tempo, per evitare d'innamorarsi dei luoghi, delle persone, di una lingua straniera. Delle persone che si lasciano. O di una sola cosa, o di una sola persona, di un sol luogo che riassuma e moltiplichi tutto il resto.
Basta un istante d'un angolo di viso specchiato da una vetrina d'un caffè a riverberare accecante ogni cosa.
Così ci sono gli alberi e gli acquitrini lungo la ferrovia che da Wroclaw va a Poznan, il cielo che si specchiava nell'acqua ed i campi, irregolari, increspati e morbidi, le fattorie, qualche animale ed improvviso il giallo dei fiori di colza brillante controcanto del sole. Poznan, i palazzi bianchi, il castello nel centro del mercato, e le tombe dei primi Re della Polonia, d'oro e di cristalli colorati alle finestre, silenzi eterni e raccolti, precisi nell'indicare la via del tempo, pazienti le statue a guardare passare persone cose giorni, vedere la Polonia cambiare, passare di mano, crescere, morire e risorgere, senza mai nemmeno fare una smorfia, stringere appena gli occhi, forse soltanto piangere quando il cielo -così azzurro questi giorni!- si fa nero e la pioggia batte e batte, e solo i lampi dicono che attorno ancora c'è una città rintanata in casa.
E Wroclaw, con i tramonti sull'Odra che tingevano l'acqua ferma dei colori rosa e cobalto, ed un delicato arancio. Sull'ampia ansa del fiume scioglievano le vele i pensieri dei passanti, i ragazzi soli o mano nella mano, gli amici, qualche ubriaco agli angoli delle panchine (come a dire che il male c'è dappertutto, basta poco per lasciarsi andare, come a ricordare che forse è peggio chi mette il male nelle cose pure, belle, chi le avvelena di nascosto). Splendeva il sole, splendeva la città, l'aria leggera ed il traffico persino abbagliava nei vetri delle automobili e dei palazzi nuovi.
Per un istante l'ho vista un'altra vita, l'ho tenuta ferma per mano, nel mio sogno.
Ci sarà poi il tempo di raccontare, di divertirsi anche di quello che ho visto. Ora sorrido soltanto a questa tenue, ammaliante nostalgia.
Cosa ci fa tutta questa gente qui? Ma chi ce l'ha messa, da dove vengono? In questa meravigliosa citta' del Nord, piantata su questa pianura verde e che d'autunno prende il colore grigio della terra chiara prima di diventare tutta bianca. Il viaggio in Polonia sta diventando unpassaggio necessario, per vedere come si puo' cambiare,cosa si puo' diventare, dove si puo avere forse qualche risposta.
Quello che siamo, quello che vorremmo essere.
Certamente, la Polonia non e' soltanto quello che s'immagina, o i flash che ho segnato qui sopra, e i santuari ed i cimiteri (anche se da soli basterebbero, per la bellezza che ne promana). Durante il fine settimana, complice un'amica polacca, ho visitato cose bellissime qui a Wroclaw: ad esempio la sede dell'Universita' fondata dai Gesuiti, o il Panorama di una battaglia (entrambi veramente stupefacenti) nella lotta per l'indipendenza.
E poi, dall'altro di un campanile tutta la citta', tutto quello che era, tutto quello che verra'...
Signore, fa io che io possa sempre desiderare piu' di quanto possa realizzare (Michelangelo Buonarroti)
La neve, la neve su Cracovia! Cadeva a fiocchi grandi, soffiata a danzare dal vento. Sono uscito di corsa, la sciarpa annodata stretta al viso, fino a raggiungere la piazza principale, e godermi cosi' due meraviglie convocate nello stesso luogo. La piazza del mercato non era vuota: chi si muoveva veloce fra i fiocchi erano le stesse persone che poco prima camminavano forse ignari della bellezza a cui stavano per assistere, ed ora ridevano, guardavano in alto e dicevano -La neve! La neve!- come se la neve fosse la novita', come se ogni volta che c'e' la neve non sembri che tutto possa ricominciare da capo.
Poi, sono entrato un attimo in Chiesa, ed ho sentito forte il desiderio di andare al Santuario della Divina Misericordia, dove visse e mori' in silenzio Santa Faustina Kowalska. Sono partito appena finiti tutti gli appuntamenti, e per un caso curioso sono arrivato giusto in tempo per l'ora della Misericordia.
-fra un attimo esco, a respirare nell'ultima passeggiata un altro poco di Cracovia-
Santa Faustina e' un piccolo seme che ha germogliato nel tempo. Sono stato piu' di un'ora li', e passeggiando attorno al santuario sono entrato nel cimitero della congregazione. Il cielo era grigio e bianco di neve, ed il vento passava veloce attraverso la cancellata. Ordinate, erano deposte le tombe, piccoli tumuli di terra sui quali era cresciuta l'erba. Ho letto i nomi, le date, il tempo immobile che vedevo agganciato a quelle croci di ferro, nude ed orgoglioso del proprio silenzio, che proseguiva semplicemente quello della loro vita.
Le ho guardate una ad una, ho provato ad immaginare il regolare ticchettio dell'orologio ed il suono delle campane, il succedersi delle funzioni, delle ore, dei pasti e delle preghiere. Piu' sottile pensare ai piccoli screzi, i mali ed il dolore nascosto, le tentazione e le fughe di ciascuno, i ritorni, il macerarsi nel silenzio durante gli anni, in attesa della beata Speranza.
Ho pregato con un Lux Aeterna, ed ho proseguito con dona eis Domine, anche se uscendo ho pensato fosse meglio chiedere a loro di pregare per me.
Piano mi sono avviato verso il tram, verso la strada, verso la citta'. Prima di andare al mio ultimo appuntamento, che era per cena, sono passato per il quartiere ebraico, a rivedere qualcosa che amo da sempre: era tutto li', tutto intero il dolore che esplose dentro quelle mura, a causa dell'uomo, sovrastato -anche se di poco- dall'incommensurabile bellezza che solo l'uomo, che e'immagine di Dio, puo; costruire. I vicoli ricurvi, le sinagoghe altissime, la Cattedrale di Cracovia: come fosse una strada che dalla morte conduce alla Vita Eterna...
Cracovia e' l'Europa che va verso il nord. La citta'e tanto fredda quanto accogliente, e cresce attorno ad un'immensa piazza. Avete presente Praga? Ecco, la sua piazza la ricorda, ed e' altrettanto bella.
Nell'ostello dove sono c'e' un danese (d'ora innanzi il Danese) che parla un accettabile inglese, un discreto tedesco, un pessimo italiano, ma per le cose che dice sarebbe meglio parlasse soltanto il Danese. Ogni tre parole esplode in una risata rumorosissima, ed ha dato prova del suo italiano esibendosi in un paio di evitabili bestemmie. ho incontrato per strada poco fa il Danese, che era andato a scolarsi una birra chissa' dove, dopodiche' e' tornato all'ostello per scolarsi una birra. Sto cercando in tutti i modi di evitare il Danese, (anche se una delle opere di Carita' cui e' obbligato un Cristiano e' quella di sopportare con pazienza le persone moleste) ma adesso e' sul divano a bersi una birra, e mi fissa in attesa che io lasci il calcolatore a lui, cosicche' possa di nuovo abbandonarsi a qualche chat mentre sorseggia una birra.
Nella piazza del mercato di Cracovia, che e' la piazza centrale, amplissima, al centro c'e' un antico edificio, ed a terra, nella galleria interna, s'affacciano piccoli negozi di gioielleria, simili a quelli sul Ponte Vecchio a Firenze. Ho visto per la prima volta le famose Ambre di Polonia, con gli insetti dentro e lavorate e incastonate in gioielli. Mentre passeggiavo attorno all'edificio del mercato, nell'amplissimo spazio pieno di sculture, lampioni e persone che camminano osservando le facciate degli edifici, ho scorto una coppia di anziani musicanti, vestiti con i costumi tipici dell'antica Polonia. Lei suonava un contrabbasso, e lui una Fisarmonica di Stradella (poi m'ha mostrato orgoglioso la marca). La musica mi era nota, ma non riuscivo a riconoscerla... dopo un poco ho capito...
Ora, dirlo forse non fa lo stesso effetto che sentirla, ma io stesso non credevo alle mie orecchie, ed ho dovuto chiederlo per esserne sicuro... Ed infatti era cosi': era una versione lievemente folk del Ballo del Qua Qua...
(qui lascio spazio perche' non avevo piu' parole)
Ho visitato poi il resto, ho passeggiato per un paio d'ore prima di cenare in un ristorante georgiano.
Ok, lascio il pc al Danese che brandendo una birra ondeggia qui al mio fianco...
Ah, Polonia, Polonia. Ho passato il resto dei giorni fra incontri ed appuntamenti, rispondendo e parlando in Inglese e sfoderando il mio polacco da bimbo di tre anni, riscuotendo sorrisi contenti e stupiti delle mie quattro parole, ed incoraggiamenti. Un'edicolante, al mio "Dzien dobry, Pani" "Buon giorno, signora", probabilmente pronunciato con il tono del bambino beneducato che ha appena imparato a parlare agli estranei, mi ha risposto con un "Dzien Dobry, Panu" "Buon giorno, signore", compita e sorridente come probabilmente vi hanno detto anche a voi la prima volta che da bambini avete salutato, solenni e precisi, un estraneo amico dei vostri genitori. Mi ha risposto come al bimbo treenne cui probabilmente somigliavo.
Ed ora, per stupire gli increduli, incoraggiare i tentennanti, addomesticare i passanti, mi esibirò nella mia prima traduzione dal polacco, che farò adesso, se il mio vocabolario pocket mi assiste a dovere (dovevo prenderne uno migliore, Santo Cielo! Lo farò la prossima volta che vado in Polonia!)
E' una bellissima canzone di Kayah, che ancora non ho capito cosa dica, ma che mi brucia in testa da giorni, e che mescola la sua voce con un coro dolcissimo. Il titolo è già bello di suo (questo al momento so cosa vuole dire...), Bylam Roza, Ero una Rosa.
Ero una Rosa
Un tempo ero una rosa per il tuo cuore,
un tempo ero una tua rosa
oggi sono una spina
mentre mi osservi
non una donna.
Dio mi dà
Dio mi toglie
Una volta ero una rosa,
ma adesso non lo sono.
Di tanto in tanto è come se sentissi
ancora che passi attraverso la mia porta
Amore
Di tanto in tanto anche se so che non ne ho il diritto
Perchè non sono tua più.
Ma sul mio tetto di nuovo un nido rinasceva
le rondini tornano al nido
Ed io sognavo che di nuovo fossimo qui
Ritorna amore
Dio mi dà
Dio mi toglie
Una volta ero una rosa
Ma adesso non lo sono.
Di tanto in tanto è come se sentissi
ancora che passi attraverso la mia porta
Amore
Di tanto in tanto anche se so che non ne ho il diritto
Perchè non sono tua più.
Una volta ero una rosa,
ma non lo sono adesso.
Byłam różą
Kiedyś byłam różą dla twojego serca
Kiedyś byłam różą twoją
Cierniem jestem dziś
Gdy się przyglądasz mi
Nie kobietą
Bóg mi daje
Bóg mi odbiera
Kiedyś różą byłam
Lecz nie jestem teraz
Od czasu do czasu jakbym słyszała nadal
Jak przechodzisz przez mój próg
Miły
Od czasu do czasu choć wiem że nie mam prawa
Bo nie jestem twoja już
A na moim dachu gniazdo znów ożyło
Do domu bociany wróciły
A ja śniłam znów że jak one tu
Wrócisz miły
Bóg mi daje
Bóg mi odbiera
Kiedyś różą byłam
Lecz nie jestem teraz
Od czasu do czasu jakbym słyszała nadal
Jak przechodzisz przez mój próg
Miły
Od czasu do czasu choć wiem że nie mam prawa
Bo nie jestem twoja już
Kiedyś różą byłam
Lecz nie jestem teraz
-*-
... non pensavo... una canzone che s'affonda diritta nel petto. Ci ho messo un'ora, ma è un'ora che ne raccoglie tante, sì, proprio tante...
Oggi giornata di rientro in ufficio, dodici ore non-stop di lavoro. Fortuna che dovrei stare a casa...
Appena sono uscito di Messa, sono andato da quella ragazza che mi sedeva accando, e le ho detto "Dzenkuje Bardzo", "Grazie mille", solo perchè aveva illuminato tutti i miei pensieri. E lei m'ha sorriso, un sorriso così azzurro e bianco che nemmeno si sentiva più il freddo, e me ne sono andato subito, perchè almeno rimanesse una fotografia nitida nella mia mente.
Passeggiando dopo la Messa, sono andato nella piazza principale di Wroclaw, e ho preso un po' di arrosto, uno spiedo di mezzo chilo, da una bancarella di quelle che ho visto solo nelle piazze di questa meravigliosa Europa Centrale.
Arrivato quasi ai tre quarti di questa sontuosa cena, ho notato una persona con uno zaino ed un giaccone liso che mi fissava. Dopo altri due morsi gli ho rivolto un gesto, come a dire buono questo spiedino, come a dire perchè mi guardi, come a dire cosa c'è.
Ha equivocato il mio gesto , e mi ha detto "Grazie, grazie" "Dzenkuje! Dzenkuje!", e mi ha preso lo spiedino, e lo ha finito.
...
Che poi.
...
(o forse gli ha soltanto dato vita, ha riempito un gesto vuoto)
Secondo, terzo, quarto giorno in Polonia e ritorno a casa
Che poi
(perchè mi piace iniziare i periodi con "che poi", perchè è come se non si fosse mai interrotto un discorso. In effetti il discorso non s'interrompe mai, fluisce senza fermarsi, transita verso il centro senza apparente principio nè fine)
non ho avuto più il tempo di scrivere dalla Polonia. Ho risposto giusto qui e là a qualche messaggio, qualche missiva veloce
(quale orribile neologismo è e-mail, e come è difficile tradurla senza essere volgari: lettera elettronica? E-lettera?)
Domenica è stata una giornata di sorprendente riposo, e di incomprensioni evitabili: avrei avuto un appuntamento in un luogo che avrebbero dovuto dirmi, ma non riuscendo a comunicarmelo han chiamato l'Ostello, i quali me l'hanno riferito verso le nove di sera, ovvero tre ore dopo il nostro mancato incontro.
Questo mi ha però permesso di andare a Messa, dove mi sono seduto a fianco di un'incantevole ragazza polacca. Deve essersi stupita a causa del mio rispondere in Italiano alle parti della Messa, e dal mio dormire nelle altre parti. Credo di esser riuscito a dormirmi tutta la predica -del resto incomprensibile- in posizione verticale, aiutato dal giaccone zeppo di giornali, riviste, opuscoli, biglietti da visita dei miei vari appuntamenti e allacciato fino in cima, visto che in Polonia non riscaldano le Chiese.
Primo giorno di Polonia. Breslavia, in tedesco Breslau, in polacco Wroclaw.
Insomma, qui dove sono.
Intanto, sono tornato ad Est, che nella geografia del mio cuore cresce a dismisura: e' l'altro polmone d'Europa che e' tornato da dieci anni a respirare.
Un giorno, quando avro' tempo, dopo aver lanciato il manifesto neofuturista e neocrepuscolare lancero' il manifesto dell'Europa, di quel filo d'acciaio che tiene legato tutto il continente che ha creato il mondo moderno, con tutto il suo bene e tutto il suo male.
Le radici non si sono seccate, e stanno ora riprendendo vita: l'anima si rianima, l'acqua era solo nel sottosuolo.
Sceso dall'aereo low cost (Bergamo-Wroclaw 23 Euro andata e ritorno), arrivato con venti minuti di anticipo (si', anticipo, miracoli del low cost...) ho messo subito alla prova il mio fresco polacco, con risultati incoraggianti per chi lo studia da un mese solo. Ovviamente, la gran parte della conversazione e'lasciata alle mie doti di improvvisatore, ma fa piacere essere capiti. Gli interstizi fra le frasi sono riempiti con il mio inglese standard e macchinoso, cosicche' alla fine ne esce un mix intelleggibile.
Ho preso l'autobus fino alla stazione dei treni, e li' ho scoperto che il mio ostello era a pochi metri.
Gaudium et spes!
PRIMA ESPERIENZA: l'ostello. Non ero mai stato in un ostello: dormo in un letto a castello, sotto un vegliardo capitato qui per chissa' quale motivo. Il prezzo e'molto basso (12,50 Euro a notte) , ed il posto e' carino (mi dicono che sia uno dei piu belli d'Europa, il Stranger Hostel Wroclaw), ma quando sono entrato ed ho visto le scale mi si sono sciolte le gambe. Sembrava di essere in un palazzo abbandonato dieci anni fa, scale in legno di epoca indefinita e di pulizia piu' o meno della stessa epoca. Una delle due ringhiere giaceva a terra senza nemmeno degna sepoltura, e l'odore ricordava vagamente un vespasiano. I muri avevano uno strato di nero storico che lasciava intravedere un verde-azzurrino spento originale ante Muro di Berlino.
Fortunatamente aperta la porta si entra in un'altra dimensione> e' tutto nuovo e ben servito, i letti sono comodi, c'e' un megaschermo di tre metri proprio alle spalle del pc dal quale sto scrivendo, internet gratis e wi-fi, caffe' e zucchero gratis in cucina, e cosi' via.
Mi sono messo a posto, ho dormicchiato un po' e poi sono andato in giro per una passeggiata.
Hayley Westenra
Vashti Bunyan
Vashti Bunyanutente anonimo in "L'acqua, il ci...
utente anonimo in "L'acqua, il ci...
utente anonimo in "L'acqua, il ci...
utente anonimo in "L'acqua, il ci...
utente anonimo in Se Ciajkovskij nella...
utente anonimo in "Là dove...
sazerbi in Se Ciajkovskij nella...
utente anonimo in Se Ciajkovskij nella...
sazerbi in Se Ciajkovskij nella...
utente anonimo in Se Ciajkovskij nella...
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004