Impetuoso, che non pesa il metallo in sè

..ma tutto l'essere umano ed il suo destino...

Eccomi

Blogger: sazerbi
Nome: Samuele Zerbini
Sono nato nel '76, appassionato lettore. Spendo tutto il mio stipendio in libri e compact disc. Spendo tutto il mio tempo a seguire le mie passioni, e ogni giorno mi meraviglio della bellezza della vita. Se mi vuoi scrivere s a z e r b i @tin.it

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Clicca qui, se vuoi provare il brivido del TRASH!

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Contatore

visitato *loading* volte





sabato, maggio 03, 2008

"L'acqua, il cielo ed il bosco hanno il loro colore,
sì, però qualche cosa è cambiato;
anche l'aria è la stessa, soltanto che ieri
lui dal fronte non è più tornato"  (Dal fronte non è più tornato, Visotskij-Finardi)

Ci sono alcune persone, nella complessa rete degli affetti raggomitolata nel cuore, che non dovrebbero morire mai. Anche perchè il dolore è sempre unico, solo. E'solo mio, questo dolore. Come quello di mio padre è solo il suo, è quello dei miei fratelli è privato, unico, ed impenetrabile. Così come lo è quello delle mie care cugine, figlie di mia zia, e tale che io non potrò mai penetrare, e loro mai nel mio.

Non potranno mai pensare, capire quanto mi mancherà la zia, perchè per loro è madre, e per mio padre sorella. Nonna per i nipoti, moglie per lo zio.

Io la vedo nelle foto in bianco e nero, che dalla Rocca di Monte Cerignone si faceva ombra al viso, ragazza vestita di bianco nella polvere di tanti anni fa. O quando mi raccontava filastrocche divertenti, parlando di un imbarazzante Torquato Tasso, mentre inviava borse di verdura a tutti i parenti. No, non mi sono ancora sposato, cara zia.

E'passata un'altra giornata di sole, e vento fresco che porta verso l'estate. O vos omnes, che passate per la via, considerate e vedete.

Postato da: sazerbi a 00:07 | link | commenti (4) |
diario minimo, casa mia, voli imprevedibili, magazzino sentimentale

venerdì, aprile 13, 2007

Casa mia ha, fra i tanti pregi, quello di essere davvero casa mia.

Più precisamente, casa mia non è dove vivo: dove vivo è sì casa mia –nonostante la convivenza obbligata con una varia umanità di amici che permette di dividere spese e tenere separati sogni e progetti- ma casa mia è dove so di essere a casa mia.

E casa mia l’hanno costruita -pagando con sogni bruciati per sogni più grandi, e rinunce, e sacrifici, e sofferenze- mio padre e mia madre. Poi siamo venuti fuori noi quattro figli, più almeno altri tre –di altro non so- che non ce l’han fatta ad aggiungersi ai pionieri.

Visto che ne parlerò poco o niente,  almeno lo dico ora: due erano gemelli, che io volevo chiamare Giulio e Cesare, oppure Adolfo e Benito. Avevo dodici anni e dicevo molte sciocchezze, come ora che ne ho trentuno, ma non così tante da immaginare che potevano anche essere femmine. Erano maschi comunque, e forse uno si sarebbe chiamato Nicolò. Ma purtroppo sono morti –morire, ahimè, accade- prima di comparire al mondo, e talvolta penso a loro, ad altri due che si sarebbero infilati tra di noi.

E poi ce n’è un’altra –perché dico un’altra? In realtà non sono sicuro fosse una femmina, è solo un ricordo vago- ma arrivò davvero troppo tardi, e forse si smarrì. Quando penso a lei penso a mia madre con la sua vestaglia bianca, nervosa davanti al pianoforte in camera sua. Ecco, potevo conoscere altri tre miei fratelli, e non averlo potuto fare mi dispiace: quando alla fine dei tempi mi presenterò a Pietro chiederò di loro, li riconoscerò subito, e mi farò raccontare tutto quello che non hanno fatto, non hanno visto, tutto quello che non mi hanno mai detto.

Postato da: sazerbi a 01:53 | link | commenti (3) |
diario minimo, casa mia, voli imprevedibili

lunedì, aprile 09, 2007

Arrivare a Milano è scoprire sempre un recente amore, una città che m'accoglie viva, i palazzi illuminati alla luce rosa del tramonto in un cielo leggero che pare carta velina. Il profumo è quello della città piena di gente e di storie che s'incrociano talvolta e spesso procedono a pochi centimetri senza mai toccarsi, come negli incontri unici e fortuiti nelle metropolitane.
Così Milano per me rappresenta il riposo e la passione per lo studio, è leggere o passeggiare fino al Duomo, entrare nelle Messaggerie e fare la scorta di libri.
Un giro questo pomeriggio con mio fratello in centro, tutto chiuso e gente per la strada a godersi la domenica di Pasqua, a passeggiare senza meta e senza un argomento di discussione, il piacere soltanto -piacere sempre troppo breve- di stare assieme, di condividere un po'di quella vita che conduciamo lontani. A casa le altre due sorelle, Maria Sole che prepara la torta per tutti, e Sira che invece progetta il suo matrimonio di Luglio.
 Tornare, bere il tè con mio padre e mia madre, fare due chiacchiere con il Cappellano Militare che i miei hanno invitato.

Ah, serenità...

Ad accompagnarmi nei miei pensieri un'altra canzone di un autore polacco, Mieczyeslaw Fogg. Per sostenere il mio orgoglio di polaccofilo vi farò una traduzione, che peraltro mi pare la prima in assoluto in Italiano  su Internet, visto che non ne ho trovate. Se quindi faccio qualche errore, a parte che non se ne accorgerà nessuno, almeno avrò la scusante di essere stato il primo.

Ta ostatnia niedzela
Quest'ultima domenica

Ta ostatnia niedziela, dzisiaj się rozstaniemy
dzisiaj sie rozejdziemy , na wieczny czas
Ta ostatnia niedziela, więc nie żałuj jej dla mnie
spojrzyj czule dziś na mnie na wieczny raz

Un'ultima Domenica, oggi ci divideremo,
oggi andremo ciascuno per la sua vta per sempre
Un'ultima Domenica, dammi ancora a me
uno sguardo tenero nei miei occhi, per un attimo eterno.

teraz nie pora szukać wymówek , fakt że skończyło się
dziś przyszedł inny bogatszy i lepszy odemnie
i wraz z toba skradł szczęście me

Adesso non è tempo per le scuse, tutto è oramai stato detto,
oggi uno più ricco e migliore di me verrà
e con te mi porterà via la mia fortuna

Jedną mam prośbę może ostatnią, pierwszą od wielu lat
daj mi te jedną nadzieję ostatnią nadzieję
a potem niech wali sie świat

Io ho una sola speranza, forse l'ultima, la prima per tutti questi anni,
dammi una speranza, un'ultima speranza,
e poi che persino il mondo casa


Pytasz co zrobie i dokąd pójdę
dokąd mam iść - czy ja wiem
dzis dla mnie jedno jest wyjście
ja nie znam innego tym wyjściem jest
- no mniejsza z tym

Mi chiedi cosa farò, e dove andrò
dove dovrei andare - forse lo so?
oggi per me ce n'è una soltanto che finisce,
io non ne conosco altre quella che finisce è...
- no, lascia perdere, non pensarci...


Jedno jest ważne, masz być szczęśliwa
o mnie już nie troszcz się,
Lecz za nim wszystko się skończy,
nim los nas rozłączy,
te jedną nadzieję daj mnie

Una cosa è importante, tu devi essere felice
non preoccuparti più di me,
ma prima che tutto finisca,
prima che il fato ci divida,
dammi un'ultima speranza.

Ta ostatnia niedziela...
Questa è l'ultima domenica...

Postato da: sazerbi a 10:13 | link | commenti (5) |
casa mia, voli imprevedibili

giovedì, febbraio 01, 2007

A minor bird
Robert Frost

I have wished a bird would fly away
And not sing by my house all day;

Have clapped my hands at him from the door
Where it seemed as if I could bear no more.

The fault must partly have been in in me.
The bird was not to blame for his key.

And of course there must be something wrong
In wanting to silence any song.

Un uccelletto

Proprio ho sperato che volasse via
e non cantasse sempre davanti a casa mia

Gli ho battuto le mani dalla porta
Quando non l'ho potuto più sopportare

Il torto dev'esser stato mio in parte
L'uccellino non era da sgidare per la sua voce.

E qualcosa non va, qualcosa manca
In chi vuol far tacere uno che canta.

(grazie a comearancerosse.splinder.com)

Ho trovato, finalmente, una poesia di Robert Frost. Le amiche americane mi avevano detto che è il poeta moderno principale americano, ed io che ho sempre amato la poesia anglosassone non sono mai riuscito a trovare un suo libro. Così -come sempre mi accade- sono rimasto stupito di fronte alla creazione che accade in ogni parola di un grande poeta.

Stasera -che sciocco, nemmeno conoscevo questo poeta, e vivevo tranquillo in quest'assenza- per tornare a casa da una riunione sono passato dal Borgo San Giuliano, il quartiere dove è nato Fellini, il borgo antico dei pescatori di Rimini.

C'era sospesa nell'aria nera nebbia lieve e bianca, e nella nebbia il profumo dello zolfo, quello che scoppia nei giochi dei ragazzi, quello dei petardi che esplodono lungo le strade e poi si corre spensierati.

Per un attimo sono tornato in una giornata di tanti anni fa, quando avevo tredici anni, in un inverno di scuola media. Una giornata di luce, passata con gli amici in spiaggia, soltanto a correre con in mano una scatola di petardi, ragazzi non più bambini, non ancora ragazzi. Il mare era freddo quando con la punta delle mani l'abbiamo toccato, quando abbiamo cercato di farlo saltare in mille spruzzi con un petardo -spento, come accade- dall'acqua.

Poi abbiamo trovato il cadavere d'un gatto, morto chissà come, d'una mareggiata o di vecchiaia, e l'abbiamo fatto esplodere cento volte, insensibili alle mille prede, ai balzi ed alle carezze di cui forse era stata la sua vita. Mille volte abbiamo riso di fronte alla sua morte, alla morte che diventava vita grazie al nostro accendino, grazie ad un po'di polvere da sparo pressata nella carta rossa.

Vita che esplodeva da un pacchetto da duemila lire preso da una tabaccaia di Bellaria, vita che sgorgava da noi innocente e pura, che sconfiggeva inconsapevole un gatto e del gatto la sua morte.

Postato da: sazerbi a 02:09 | link | commenti |
diario minimo, casa mia, giornate riminesi, manifesto neocrepuscolare neofut, voli imprevedibili

sabato, gennaio 27, 2007

Pochi giorni ancora ai trentuno anni. Quando aveva trentuno anni mio padre era già carabiniere da tempo, e si sposava con mia madre.

-Tra gli mp3 scegliamo Finardi, il Finardi che preferisco è quando canta il Fado, la mia canzone è saudade,  o quello in cui interpreta meravigliosi brani altrui-

Un Oceano di Silenzio, senza centro nè principio (eppure c'è un entro, verso il quale piano transitiamo).

Dovrei essere in viaggio stanotte, avevo scelto volentieri di essere in viaggio, ma mia sorella Sira è a Rimini, e sta annunciando il suo matrimonio agli amici, e domani andrà dai miei zii a Monte Cerignone. Così i miei zii mi hanno chiamato, e m'hanno chiesto di essere lì anch'io.

Trentuno anni io, mia sorella minore si sposa.

E io, sciocco, avevo sempre pensato che tutto fosse sempre uguale, come l'invitato ad una festa che non guarda l'orologio. Il tempo passa lo stesso, fuori il sole si colora d'oro ed arancio, le nubi di rosa. Così non è sempre tutto uguale, ed i treni partono, arrivano, l'orario appesa alla stazione ondeggia al vento.

-Jesus Bleibet Meine Frunde, di Bach intanto riempie la stanza, s'alza assieme al filo di fumo annodato, sparso, ancora a volute, ancora soffiato-

"Andrea. Marito, mio marito" dirà presentandosi fra qualche mese, come diceva "Samuele? E'mio fratello" quando era quasi perseguitata dal mio essere ovunque da ragazzi "Sira, sei la sorella di Samuele?".

Si spezzava la punta della matita cadendo dal banco.

- Stelle già dal tramonto, si contendono il cielo a frotte, luci meticolose nell'insegnarti la notte- De Andrè cantato da un'altra voce graffia di più, si fa guardare  da un'altra frazione d'angolo. Gli uomini della sabbia hanno profili d'assassini.

Ma rimaniamo sempre bambini, mi guardo e sono lo stesso che passava le nottate a leggere, riaccendeva la luce dopo che mio padre era passato a spegnere, sono lo stesso che si metteva in cucina per non stare da solo mentre mia madre lavava i piatti, e lo sciacquio era cornice di un silenzio lieto.

Se avrò mai una figlia la chiamerò Marija Sakura -sempre se la mia potenziale moglie sapendolo non mi lasci prima- perchè nel suo nome troverò le cose che amo di più. 

Stasera la notte s'inarca lenta fra i pensieri, si disfa nell'aria tra me e lo schermo ad inseguire i cerchi di nastro del fumo -come fosse incenso nel braciere, o olio di rosa bulgara che brucia tutta la notte-. 

 

Postato da: sazerbi a 23:55 | link | commenti (8) |
diario minimo, casa mia, meditazioni intorno ai trentanni, voli imprevedibili

domenica, ottobre 01, 2006

Prosegue quest'autunno tiepido, che assomiglia ad una primavera malinconica di foglie gialle e di rami carichi, senza aver ancora assunto il giallo e l'arancio che spiccano sul grigio, le zucche e i cachi lucidi di nebbia, e le fiamme dei camini che rimangono sempre accesi nel petto, anche quando si riprende la via di casa.

Mi hanno restituito quasi rimesso a nuovo il mio SpiritOfSaintLouise, manca ancora qualche lavorino, ma possiamo dire che è tornato a volare.

E domattina serve, perchè domani si torna lungo le strade a guadagnare la giornata palmo a palmo, fra i progetti più grandi che abbia mai sognato.

Ogni giorno un pezzettino, ogni giorno ne rosicchiamo un po'...

 

 

 

Postato da: sazerbi a 20:10 | link | commenti (2) |
casa mia, giornate riminesi

giovedì, giugno 22, 2006

Ai bordi dei sogni talvolta s'affacciano volti inquietanti, pensieri neri, sbavature, o la piccola onda di plastica che rivela essere un adesivo posticcio la realtà che pensavamo essere di pietra e metallo, e asfalto e verità.

Distinguere il vero dal falso, distinguere per scoprire cosa è vero nelle nostre parole, nei sentimenti, nel crescere uno di fianco all'altro, per poi dopo vent'anni -gli amici di sempre, conosciuti da sempre e vissuti adagiati l'uno sull'altro- guardarsi negli occhi e scoprire cosa c'e' davvero nel fondo.

Un'amica tra le più care che ho mi diceva sorridendo-la sera del suo matrimonio- che "c'era troppo amore". Lo diceva quasi a scusarsi di lasciare un pezzo di quello che era di noi, per diventare una sola cosa e due cose divise ed insieme contemporaneamente con suo marito. (che sia questo il segreto teologico della Trinità? E che il matrimonio ne sia la brutta copia terrena, e meravigliosa al tempo stesso?).

O scoprirsi come Quasimodo -trafitto da un raggio di sole- soli "ognuno sta solo sul cuor della terra", per cui tutto quello che si costruisce, gli amici e le chiacchiere nelle lunghe serate estive, l'amore e l'affetto (io amo i miei amici, o no? Non c'e' amore più grande di questo?), le valli che abbiamo attraversato, il tempo passato e quello investito è niente? Non c'e' nulla di vero?

Ma io credo che invece tutto sia vero, come è vero ciascuno dei miei cento nomi, perchè ciascuno di quei cento nomi è stato vero. E'esistito, negli occhi e nella mente di chi ha vissuto con me in quel preciso momento. Ed ha lasciato una traccia unica ed eterna.

Ed allora la nostra rosa antica ancora esiste, la rosa che venne offerta dal monaco medievale, e che appassì a fianco del pesante codice da miniare esiste ancora, e vive in questo lago senza principio che scorre verso il Centro di tutto.

 

Postato da: sazerbi a 15:34 | link | commenti (4) |
casa mia

sabato, aprile 22, 2006

Le cose cui si tiene talvolta sfuggono alla luce del giorno, capace di illuminare tutto, ma con il rischio -nell'immenso splendore-di rendere ciascuna cosa simile alle altre. E' nel buio della sera che le cose preziose riflettono e brillano anche di un solo raggio di luce.

Ci siamo seduti in salotto, a casa mia  a Milano. Io avrei preferito leggere ancora, o scrivere qualcosa. Però mia sorella ha insistito affinchè vedessimo un film assieme. E'già accaduto, molti anni fa. La sera prima che ci separassimo e loro si trasferissero in un'altra città Sira volle a tutti i costi andare a vedere un film assieme. Seppure allora avessi ceduto quasi con ritrosia, è uno dei ricordi più nitidi che ho: noi sei -io di fianco a Bernardo, i miei genitori stretti fra loro ed a noi- che entriamo nel cinema, e ci sediamo in fila. E qualche signora che sussurra al marito il mio più grande orgoglio: -guarda che bella famiglia!-

Così alla fine ho ceduto, e qualche sera fa mi sono seduto anch'io con Maria Sole e Sira a vedere un film. Alla fioca luce della televisione però risplendevano le cose che più amo, e guardavo senza sentire scorrere il tempo il profilo delle mie sorelle. Il film non c'era più, non c'era più nulla attorno. C'era solo il va e vieni del ferro da stiro di mia madre di là, mio padre che ride e fa esperimenti in cucina. C'era soltanto mio fratello in camera a studiare, e le mie sorelle dal profilo di cristallo purissimo.

Stasera a Rimini l'aria è dolce, non più fredda, e dalla finestra ascolto il traffico passare. Di lontano le luci alte di San Marino, che toccano la cima del cielo. Mi sta cullando nella sue serate più belle, come se m'avesse dato un appuntamento. Ma un po' di nostalgia s'impiglia negli alberi qui davanti, s'insinua sotto la finestra, filtra nel cuore.

Postato da: sazerbi a 00:13 | link | commenti (8) |
casa mia

domenica, marzo 19, 2006

Nella mia famiglia siamo in sei.  C'e' mio padre, che quand ero piccolo mi portava sempre sulle spalle. Così ho imparato a guardare le cose sempre da un'altro punto di vista rispetto a quello comune, e non c'e' mai una volta che non riesca a non farlo. E'una qualità simile ad una condanna, come la libertà, come l'amore. E le devo tutte e tre a mio a padre. Mia madre invece mi ha insegnato a leggere, e quale meravigliosa avventura -che di uguali non ce ne sono- stia nella polvere di una biblioteca. Leggeva con me, di fianco a me, quando ancora soltanto guardavo le figure. Il primo libro che ho letto era un fumetto che aveva un angelino, Pigy, come protagonista. I libri che alle elementari ho letto e che ricordo bellissimi sono "Le legioni di Cesare avanzano", da cui il mio amore per la romanità, e "Il Sergente nella Neve", e sogno da allora di conoscerne l'autore, Mario Rigoni Stern. Ho vissuto con Cesare la conquista delle Gallie, ed ho ancora il freddo nelle ossa dalla campagna di Russia. A mia madre devo la possibilità di aver vissuto un milione di vite, e la nostalgia per non averne almeno sei, in modo da dedicarne ciascuna alle mie passioni. E'per merito suo se m'innamoro di tutto.

Poi ci sono i miei fratelli, che ammiro sconfinatamente. Sira, per le capacità, l'intelligenza e la tenacia. Bernardo, per l'ironia, le matematiche conformazioni della sua mente e per essere lo sportivo che io non sono mai stato e sempre avrei voluto essere. Maria Sole, perche è la più simile a me, ma aggiunge una maggiore dolcezza alle cose che fa, più velocità ai pensieri, più sorrisi quando guarda sè stessa e gli altri.

Postato da: sazerbi a 19:14 | link | commenti (9) |
casa mia



WishList

Hayley Westenra

Vashti Bunyan

Vashti Bunyan