
Nome: Samuele Zerbini
Sono nato nel '76, appassionato lettore. Spendo tutto il mio stipendio in libri e compact disc. Spendo tutto il mio tempo a seguire le mie passioni, e ogni giorno mi meraviglio della bellezza della vita. Se mi vuoi scrivere s a z e r b i @tin.it
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Se Ciajkovskij nella sua opera 49 Ouverture 1812 inizia con un canto d'una Chiesa Ortodossa, mi prende una sottile malinconia, per quel pezzo d'anima che trasvola i confini ed i tempi e mi sposta fra Patrie che non esistono più, mi trasporta dalla Polonia alla Boemia, alle corti dello Zar o dell'Imperatore.
Ilic, si chiamava, e viveva in un mondo che m'appartiene più di questo che vivo, e che camminava leggero e spensierato verso la sua fine, verso l'esplosione caricata a sangue.
Un secolo atroce e bellissimo, il diciannovesimo, iniziato con i cannoni di Napoleone, e terminato con un mondo completamente diverso: chi avrebbe mai letto nelle stelle o nei libri il passo dei soldati sul Piave, o il bombardamento di Dresda? Chi mai nel fumo che usciva dai caseggiati dei tanti poveri, nel suo disegnare silenzioso avrebbe saputo intravedere nel cielo l'immensa esplosione di Hiroshima, il sangue sulla Somme, le bombe, le bombe che ancora talora si ritrovano nei campi, o le schegge che la pioggia e l'aratro portano a galleggiare nelle arature della Francia del Nord?
Quando s'accendeva un quartetto a Vienna o a Napoli, quando un violino e due note aprivano sorrisi nelle labbra delle nobildonne e nelle mogli dei banchieri, dalle sale era ermeticamente sigillato fuori il buio che denso si dipingeva a colate nel futuro, l'ansia smodata di cose nuove, i veleni sparsi da libri e idee?
A volte m'immagino gli archi e i corni, i fiati e tutta l'orchestra che suona. Tutti i gesti così come li volle il compositore. Ed io ascolto quasi due secoli dopo, nell'intreccio tecnologico che in un incomprensibile infinita serie di punti microscopici e linee incisi sul mio cd, quello che suonava nei pensieri di Ciajkovskij, quello che sentivano i nobili elegantissimi e le ragazze sottili. Forse, se sto attento, ne ascolto anche i respiri, i sogni e le notti di quelle case fredde, senza difesa dal tempo, in cui la vita volava e si spandeva in disegni mai pensati, come a volte si vedono le fiamme nel camino, i bambini ridono a giocare in sottofondo alle spalle, e qualcuno si perde ad osservare, impotente e trasognato, come piano il fuoco spande fumo che via via se ne esce, e si disperde lento nell'aria.

Hayley Westenra
Vashti Bunyan
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