Impetuoso, che non pesa il metallo in sè

..ma tutto l'essere umano ed il suo destino...

Eccomi

Blogger: sazerbi
Nome: Samuele Zerbini
Sono nato nel '76, appassionato lettore. Spendo tutto il mio stipendio in libri e compact disc. Spendo tutto il mio tempo a seguire le mie passioni, e ogni giorno mi meraviglio della bellezza della vita. Se mi vuoi scrivere s a z e r b i @tin.it

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sabato, maggio 03, 2008

"L'acqua, il cielo ed il bosco hanno il loro colore,
sì, però qualche cosa è cambiato;
anche l'aria è la stessa, soltanto che ieri
lui dal fronte non è più tornato"  (Dal fronte non è più tornato, Visotskij-Finardi)

Ci sono alcune persone, nella complessa rete degli affetti raggomitolata nel cuore, che non dovrebbero morire mai. Anche perchè il dolore è sempre unico, solo. E'solo mio, questo dolore. Come quello di mio padre è solo il suo, è quello dei miei fratelli è privato, unico, ed impenetrabile. Così come lo è quello delle mie care cugine, figlie di mia zia, e tale che io non potrò mai penetrare, e loro mai nel mio.

Non potranno mai pensare, capire quanto mi mancherà la zia, perchè per loro è madre, e per mio padre sorella. Nonna per i nipoti, moglie per lo zio.

Io la vedo nelle foto in bianco e nero, che dalla Rocca di Monte Cerignone si faceva ombra al viso, ragazza vestita di bianco nella polvere di tanti anni fa. O quando mi raccontava filastrocche divertenti, parlando di un imbarazzante Torquato Tasso, mentre inviava borse di verdura a tutti i parenti. No, non mi sono ancora sposato, cara zia.

E'passata un'altra giornata di sole, e vento fresco che porta verso l'estate. O vos omnes, che passate per la via, considerate e vedete.

Postato da: sazerbi a 00:07 | link | commenti (4) |
diario minimo, casa mia, voli imprevedibili, magazzino sentimentale

lunedì, aprile 21, 2008

Se Ciajkovskij nella sua opera 49 Ouverture 1812 inizia con un canto d'una Chiesa Ortodossa, mi prende una sottile malinconia, per quel pezzo d'anima che trasvola i confini ed i tempi e mi sposta fra Patrie che non esistono più, mi trasporta dalla Polonia alla Boemia, alle corti dello Zar o dell'Imperatore.

Ilic, si chiamava, e viveva in un mondo che m'appartiene più di questo che vivo, e che camminava leggero e spensierato verso la sua fine, verso l'esplosione caricata a sangue.
 
Un secolo atroce e bellissimo, il diciannovesimo, iniziato con i cannoni di Napoleone, e terminato con un mondo completamente diverso: chi avrebbe mai letto nelle stelle o nei libri il passo dei soldati sul Piave, o il bombardamento di Dresda? Chi mai nel fumo che usciva dai caseggiati dei tanti poveri, nel suo disegnare silenzioso avrebbe saputo intravedere nel cielo l'immensa esplosione di Hiroshima, il sangue sulla Somme, le bombe, le bombe che ancora talora si ritrovano nei campi, o le schegge che la pioggia e l'aratro portano a galleggiare nelle arature della Francia del Nord?

Quando s'accendeva un quartetto a Vienna o a Napoli, quando un violino e due note aprivano sorrisi nelle labbra delle nobildonne e nelle mogli dei banchieri, dalle sale era ermeticamente sigillato fuori il buio che denso si dipingeva a colate nel futuro, l'ansia smodata di cose nuove, i veleni sparsi da libri e idee?

A volte m'immagino gli archi e i corni, i fiati e tutta l'orchestra che suona. Tutti i gesti così come li volle il compositore. Ed io ascolto quasi due secoli dopo, nell'intreccio tecnologico che in un incomprensibile infinita serie di punti  microscopici e linee incisi  sul mio cd, quello che suonava nei pensieri di Ciajkovskij, quello che sentivano i nobili elegantissimi e le ragazze sottili. Forse, se sto attento, ne ascolto anche i respiri, i sogni e le notti di quelle case fredde, senza difesa dal tempo, in cui la vita volava e si spandeva in disegni mai pensati, come a volte si vedono le fiamme nel camino, i bambini ridono a giocare in sottofondo alle spalle, e qualcuno si perde ad osservare, impotente e trasognato, come piano il fuoco spande fumo che via via se ne esce, e si disperde lento nell'aria.


Postato da: sazerbi a 03:06 | link | commenti (19) |
diario minimo, lampo viaggiatore, voli imprevedibili

domenica, aprile 20, 2008

Luce senza pace, e pace senza luce.

Lascia stare le mie ciance di cretino c'è qualcosa che non va...

(D.Maggioli)

Postato da: sazerbi a 02:39 | link | commenti (1) |

giovedì, aprile 03, 2008

Dieci Canzoni Perfette.

Che cos'è una canzone perfetta? E'una canzone alla quale non si possa aggiungere più nulla: completa in sè stessa, sia perfetta in ogni suo angolo.

Quella per cui ogni reinterpretazione non  possa mai essere migliore dell'originale, e -diversamente da come accade di solito- l'impoverisca anzichè arricchirla o darle un'altra profondità.

Ne vorrei trovare almeno dieci.

Postato da: sazerbi a 19:06 | link | commenti (32) |
voli imprevedibili, dieci canzoni perfette

domenica, marzo 23, 2008

Fu una preghiera notturna, strappata dalla volontà al sonno, da un monaco del IX secolo ritiratosi nel monastero sull'isola di Skellig, ad evitare che l'altra sera tornando da Faenza non facessi alcun incidente, nonostante mi stessi quasi addormentando. Ed una penitenza aggiuntiva di un contadino armeno, durante la Quaresima attorno alla seconda metà del Seicento, a permettermi di non avere avuto grossi danni da una caduta in scooter di qualche tempo fa.

Fu la morte di un martire della Vandea, col Crocifisso ed il Vangelo in mano a farmi guarire quando malato non riuscivo nemmeno ad alzarmi, e le notti passate in preghiera da una Carmelitana che entrò giovanissima, e si macerò per oltre quarant'anni scomparendo alla vita comune, a salvarmi dagli errori che negli ultimi dieci anni ho compiuto.

Una candela accesa da un'ignoto nella Polonia sotto l'occupazione russa nel giugno 1950 mi diede forza quando tutto mi crollava addosso, e fu il Rosario detto in punta di lingua da una moribonda nell'ospedale di Caracas a ricordarmi che c'era ancora speranza.



Ogni cosa ha un senso, ogni sofferenza un fine.
Buona Pasqua di Risurrezione.
La Vita Vera è quella che cerco.

Postato da: sazerbi a 15:24 | link | commenti (5) |
voli imprevedibili

lunedì, marzo 03, 2008

Già qui vivo vite parallele, ciascuno con un centro, una speranza (F.Battiato)

A parte la camera d'ostello, dove divido le mie notti con una belloccia ed un signore con i capelli in perenne levitazione, che mi ha invitato ad andare a visitare il cimitero ebraico di Wroclaw per chiacchierare con il suo custode. A parte le ore che s'allungano o s'accorciano in maniera inversamente proporzionale ai desideri.
A parte gli scogli che affiorano improvvisi, e d'abissi di pericolo m'invadono, e subito s'acquattano.
A parte tutto, tutto va bene.

Postato da: sazerbi a 21:51 | link | commenti (7) |
voli imprevedibili

giovedì, febbraio 14, 2008

Quando l'inverno inizia a nascondersi, s'avvicina la primavera, a sera ci se ne avvede. L'aria diventa fragrante, buona, che un poco la morderesti. Sarà la terra che umida di freddo inizia a scrollarsi di dosso i mesi passati, sarà quell'accenno di allegria che si passa di via in via, di passante in passante, di saluto in saluto. Il buio arriva presto, ma quasi scintilla il selciato del centro, l'asfalto delle strade. Un'aria di fretta, di attesa prende la città, in attesa che si spenga un poco più oltre la linea della notte.

Tornando a casa sullo scooter, sul mio SpiritOfSaintLouise (II) la notte si faceva morbida attorno alle ruote, brillava ai fanali delle auto, s'accendeva al passare dei lucidalabbra delle ragazzine.

San Valentino era vestito di nuovo, e portava due bambole in dono.

Postato da: sazerbi a 23:01 | link | commenti (2) |
diario minimo, voli imprevedibili

martedì, febbraio 12, 2008

Heatcliff, sono io,
sono Kathy, sono tornata,
lasciami entrare apri la finestra,
qui fuori è così freddo...

(a volte, dal mio comodino, le fiamme che escono da quel libro, lambiscono ancora i miei pensieri)

Postato da: sazerbi a 15:54 | link | commenti (4) |

sabato, febbraio 09, 2008

Scaraventato nelle trincee del mattino, mi sono ritrovato assaltato dai pensieri e dalle cose trascurate e appoggiate senza alcun ordine.
Non credo di venirne fuori prima che sia notte.

Attendo ordini.

Postato da: sazerbi a 20:33 | link | commenti (1) |

domenica, febbraio 03, 2008

Ci vuole terra dove andare .
Non saprei cosa fare, così mio padre mi fa cenno di aspettare, il sindacato mi fa segno di firmare. E in cielo, il cielo è un Consiglio Comunale.



Postato da: sazerbi a 18:39 | link | commenti |

sabato, gennaio 26, 2008

C'e'aria fredda per strada. Passa dalle fessure ai piedi delle finestre. Ci si può salvare solo ascoltando la musica giusta, bevendo un po' di Madeira prima di un buon sigaro, ed al limite scrivendo qualcosa per pensare a qualcos'altro.

Pensavo a mio nonno, ai nostri nonni. Lavorò in Germania, in Africa a seguito delle truppe dell'Impero Italiano. Che nostalgia, mi sembra di vedere quelle foto di gruppo, col cappello sulle ventitrè ed un sorriso svanito nel tempo, negli occhi il biancoenero ed il seppia non riesce a cancellare i colori di un'altra vita-. Vedere quello che vedevano, le parole che sentivano, gli scherzi grevi, ed i giornali con i discorsi del Duce, l'Asse e gli Stati Uniti delle ragazze in cotonina.
Ed io ho già viaggiato molto più di lui. Trentun anni, quasi trentadue.
Vorrei trovarmi addosso la mia data di scadenza, vorrei consumarmi.

Voglio costruire così tanto da non accorgermi che il tempo passa.

Postato da: sazerbi a 19:23 | link | commenti (1) |
voli imprevedibili

martedì, gennaio 22, 2008

Da bambino, quando ero negli Esploratori Scout, camminavo spesso fra i boschi. E talvolta capitava che, passando sotto un ramo, o fra due alberi più vicini degli altri, un filo di ragno s'attaccava al viso. Infastidito lo toglievo rapido con la mano.

Mi capita ancora d'inciampare in inattesi fili di ragno, che uniscono nascostamente le cose degli uomini e dei loro tempi. Un filo che da Spoon River, ad esempio, arriva a De Andrè e unisce il pensiero di un vecchio suonatore di violino, e lo trasforma in un flautista. Di lì passa a Fellini in Amarcord, in un rapido passaggio in cui un suonatore cieco chiede -stava passando il Rex- cosa mai accadesse. Lo stesso filo passa da Bilòz, questo suonatore che è vissuto a Rimini ai primi del novecento. Era un suonatore cieco di organetto, che suonava ad orecchio valzer e mazurke sentite qui e là per la pianura romagnola, ai tempi della mietitura, sotto il sole, al profumo del mare e delle stoppie arse, del vino spillato di fresco. E questi valzer spesso andavano avanti senza senso, e si perdevano nel ricordo dei suoni, delle voci, del tempo oramai gettato alle spalle.Si spegnevano per poi cominciare dall'inizio, e di nuovo perdersi in niente, come accade spesso di alcuni discorsi e di alcune vite.

Bilòz
Suonava nelle cantine della città
suonava col suo organino
che teneva a tracolla.
Un suonare senza fine
dove poche note strapazzate
si perdevano nel vociare
che aveva attorno.
L’occhio chiuso, senza più luce,
forse dormiva,
forse ripassava nella sua mente
i soliti pensieri,
le solite speranze,
che poi tutto se ne andava a finire in niente
come i suoi valzer.
Bilòz
E sunèva tal cantéini dla zità
e sunèva se su urganéin
che tnéva a tracòla.
Un sunè senza féin
du che pochi nòti strapazèdi
lis pardéva te vusè
cl’aveva atorna.
L’òcc ciùs, senza piò luce,
forse e durmiva,
forse l’arpasèva tla su meint
i solit pensir
al soliti sperenze,
che pu tòtt us n’andèva finì in gnint
cum’è i su valzer.

 (questo post deve molto a Guido Lucchini e a Cristella di blog.riviera.rimini.it/belaburdela, da dove ho anche preso la poesia)

Postato da: sazerbi a 01:31 | link | commenti |
voli imprevedibili, magazzino sentimentale

venerdì, gennaio 18, 2008

"Là dove è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore"

Se c'e' un brano che è legato a me, che mi colpisce, che mi fa soffrire e pensare, è questo.
E'tratto dal Vangelo, e me lo sono trovato sull'ultimo Harry Potter.
E poi, come ho sempre sostenuto, Severus Piton è veramente grande...

Postato da: sazerbi a 19:22 | link | commenti (13) |

mercoledì, dicembre 26, 2007

Accanto ai grandi palazzi c'e' un giardino pubblico, con l'erba corta e ben pettinata, bagnata dalla nebbia di fine dicembre. Sono palazzi nuovi, appartamenti appena abitati, dove i vicini nemmeno si conoscono (chissà quando mai si conosceranno in questa grande città del nord). Il parco è una striscia verde, con macchie ordinate di arbusti, qualche albero ordinatamente piantato in modo da simulare una casualità. Di mattoni rossi è la strada che lo attraversa, per lungo e poi s'incrocia con un'altra che va dai palazzi nuovi ad una strada più vecchia, costruita trenta o quaranta anni fa, ai tempi delle prime espansione urbana di Milano.

La prima è in cemento grigio, senza intonaco, con qualche macchia di umidità agli angoli. Al terrazzo, in quest'ora di sera, una striscia di lampadine finiscono in una sorta di bersaglio luminescente, una Stella Cometa fatta con i resti di altre feste, trovate in cantina. S'affacciano sempre su questa strada un altro palazzo in mattoni rossi, non troppo alto, quattro o cinque piani, e da un terrazzo si sporgono minime luci, sottrattte ad un qualche Presepe di anni fa. Al suo fianco un enorme scatolone grigio, spaccato con precise finestre dalle quali fuoriesce il buio che c'è dentro, chiuso per le festività. Alle loro spalle altre case, altri sbuffi dai camini che bianchi si staccano dal nero della notte che arriva, qualche luce gialla dalle finestre. Su tutto la lieve pioggia che talvolta si fa scambiare per nebbia.

E nei palazzi nuovi, al di qua del prato, in un appartamento fra i tanti, al quarto piano di uno qualunque di questi nuovi edifici di marmo, il moderno impianto di riscaldamento silenziosamente scalda una famiglia sparsa che si ritrova, che gioca assieme, che festeggia attorno alla Capanna di Betlemme il tempo ritrovato.

Postato da: sazerbi a 19:55 | link | commenti |

giovedì, dicembre 06, 2007

Trovare in una tasca di una giacca dismessa una banconota, vedere alla mattina svegliarsi di rosa il cielo, avere tempo per passeggiare lungo il selciato del vecchio paese dove la mia famiglia ha origine.
Ricevere un'email di una cugina cara, sognare, sognare intensamente.
Scrivere, leggere -e a volte, anche se a fatica, far tornare i conti con la vita-.
Non avere un soldo in tasca, ma sapere come trovarli. Crescere, vivere intensamente.
Viaggiare in tutta Europa, osservare da sopra la pioggia, come Lindbergh, un tramonto lunghissimo e vasto.

A questo mi sto dedicando, negli ultimi tempi.
Sembra un plazer stilnovista, Guido i' vorrei che tu Lapo ed io. Lapo dovevo chiamarmi, e invece scelsero Samuele.
Samu i' vorrei, che tu Lapo ed io.
Avere, talvolta, nostalgia di qualche amico lontano, di qualche altro amico che vorrei vedere più spesso, e sentire stringere la mancanza di chi invece rivedrò soltanto l'Ultimo dei giorni.
Amare alla stessa maniera la pace dell'Appennino e il ruggire d'acciaio di macchine e camion e fabbriche.

Vivere, desiderare intensamente, e vivere altrettanto forte.
Desidero l'alba di ogni nuovo giorno, il rumore del mattino, la pace del meriggio (pallido, assorto talvolta), lo sfavillio della notte.
Desidero, sogno, vivo.

Postato da: sazerbi a 00:12 | link | commenti (1) |
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